domenica 23 ottobre 2011

Fai della tua vita



Non lasciarti distruggere...
Aggiungi nuove pietre
E costruisci nuove poesie.
Reinventa la tua vita sempre, sempre
Rimuovi pietre e piante di rose e fai dolci. Ricomincia.
Fai della tua vita meschina
un poema.
E vivrai nel cuore dei giovani
e nella memoria delle generazioni che verranno.
Questa fonte è per l’uso di tutti gli assetati.
Prendi la tua parte.
Avvicinati a queste pagine
e non impedirne l’uso
a quelli che hanno sete.
-Web-


giovedì 20 ottobre 2011

Il Sorriso

 C'è un Sorriso d'Amore,
e c'è un Sorriso d'Inganno,
e c'è un Sorriso dei Sorrisi
in cui questi due Sorrisi si incontrano.
E c'è uno Sguardo d'Odio,
E c'è uno Sguardo di Disprezzo,
e c'è uno Sguardo degli Sguardi,
che tentate di scordare in vano;
perché si pianta nel profondo del Cuore,
e si pianta nel profondo della Schiena,
e nessun Sorriso che mai fu Sorriso,
ma un solo Sorriso soltanto,
che fra la Culla & la Tomba
si può Sorridere soltanto una volta;
ma, quando è Sorriso una volta,
c'è una fine a tutta l'Angoscia.
William Blake


Come un vegetale che si mangia la luce

Io guardo spesso il cielo.
lo guardo di mattino nelle ore di luce
e tutto il cielo s’attacca agli occhi
e viene a bere,
e io a lui mi attacco,
come un vegetale che si mangia la luce.
Mariangela Gualtieri

mercoledì 12 ottobre 2011

SE PER UN ISTANTE


Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa
e mi regalerà un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono,
ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più,
andrei, quando gli altri si fermano,
starei sveglio, quando gli altri dormono,
ascolterei, quando gli altri parlano
e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e
aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e
una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro
spine e il carnoso bacio dei loro petali.
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno
senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei
innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano, a pensare che smettono di innamorarsi
quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la
prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al
basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi
serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo. 


GABRIEL GARCIA MARQUEZ

PER UN BREVE ISTANTE


Viviamo veramente sulla terra?
Viviamo per sempre?
Solo per un istante viviamo.
Anche le pietre più dure si spaccano,
anche l'oro viene ossidato dal tempo.
Anche le piume preziose
sono rapite dal vento.
Solo per un istante
siamo qui sulla terra!

(L. Stortoni-Hager)

IO NON SONO UNA DONNA



Io non sono una donna. Sono una cosa neutra.
Sono un bimbo, un paggio e una decisione ardita,
sono un raggio ridente di sole scarlatto...
Io sono una rete per tutti i pesci voraci,
sono un calice a onore di tutte le donne,
sono un passo verso il caso e la rovina,
sono un salto nella libertà e nel sé...
Io sono il sussurro del sangue nell'orecchio dell'uomo,
sono una febbre dell'anima, della carne voglia e rifiuto,
sono una targa d'ingresso a nuovi paradisi.
Io sono una fiamma, che cerca vivace,
sono un'acqua, fonda, ma audace fino al ginocchio,
sono fuoco e acqua in rapporto leale, e senza condizioni... 


E.S.


domenica 4 settembre 2011

“Eppur galleggia”(ma galeggiano anche i stronzi)

Domani è il giorno che divento muto

Si occupa principalmente, ma non esclusivamente, del mondo politico.
 
 
Stò vivendo in quel Paese definito “di merda”. A me non è sembrato affatto così, ma capisco che agli occhi di uno stronzo tutto sembri merda.

“Maledetti gli uomini ed i popoli che hanno ambizioni superiori ai propri mezzi”.

A dire queste parole fu il Mussolini di Salò, invecchiato e scoraggiato, che non si era più ripreso da quanto era avvenuto il 25 luglio, quando, in seguito alla decisione presa dal Gran Consiglio fascista di levargli il potere, il fascismo stesso si era sciolto come neve al sole e senza colpo ferire, per esprimere tutta la propria delusione nei confronti degli italiani che, a sud, già accoglievano gli alleati come liberatori.

E’ una frase che lessi in Parola di Duce, una raccolta di citazioni mussoliniane curata da Enzo Golino, che mi è tornata alla mente (le virgolette sono perciò forse improprie) leggendo le cronache politiche, economiche e di tutt’altra natura, di questi giorni.

Non intendo commentare ancora a lungo una manovra che reputavo ingiusta nella sua prima versione e reputo insufficiente in quella attuale. Il voto glielo stanno gia dando i mercati, ed è una costosa insufficienza. Carissima per il Paese e per le tasche di tutti i suoi cittadini. Il debito italiano è tornato a costare oltre 300 punti più di quello tedesco e, ricordiamolo, 100 punti valgono circa 19 miliardi.

Non tutto quel che ha deciso il governo è da buttare, intendiamoci. V’è una norma, in particolare, tra quelle contenute nella manovra, che proprio mi piace. E’ quella, secondo me doverosa, e che ho più volte invocato in questi anni, che subordina il ricorso contro le sanzioni comminate per irregolarità fiscali al saldo del debito con l’erario. Prima si paga al fisco quel che non s’è pagato, insomma, e poi si ricorre. Finalmente.

E’ il modo in cui il governo è arrivato alla definizione della manovra che è stato indegno.

Indegno di un governo, appunto.

Un misero spettacolo di figuranti della politica impegnati, per sopravvivere al potere un altro po’, a rinviare o a nascondere i sacrifici che sono necessari e, soprattutto, a cercare di scaricarli per quanto possibile sui ceti e le categorie che non sono , tradizionalmente, tra i loro elettori. Una manovricchia (alla cui stesura pare abbia partecipato, e la cosa sa di barzelletta, quell’insigne luminare della finanza di Renzo “Iridea” Bossi) nata dalla composizione degli interessi delle minute parti che compongono il governo e senza prestare minimante orecchio a quelli, più generali, di tutto il Paese.

Berlusconi si è rivelato per quel che è: un imbonitore, capace di spacciar benissimo le proprie favolette al pubblico, ma assolutamente incapace, proprio per la natura, da populista di un Sud America che non c’è più, del suo rapporto con quella che lui chiama “la gente”, di dire chiaro e tondo al Paese come, anche per colpa del proprio operato, stiano davvero le cose. Incapace, come dovrebbe fare il capo che s’illude ormai d’essere, di ammettere le proprie responsabilità e chiedere, per non precipitare nel baratro che si trova dinnanzi, la collaborazione totale di tutti i cittadini della Repubblica.

Dopo essersi auto-proclamato “miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni”, dimenticando figure della statura di De Gasperi, Silvio Berlusconi, di fronte alle difficoltà si è dimostrato un ometto politico dai mezzi assai più modesti delle proprie smisurate ambizioni. Nelle parole di Mussolini, un maledetto.


La procura di Napoli, in questi giorni, ha ottenuto l’arresto di Gianpaolo Tarantini, di sua moglie e di Valter Lavitola, tra le altre cose editore de l’Avanti e al momento latitante. I tre pare ricattassero Berlusconi, a cui avrebbero estorto un fiume di denaro, per coprire i dettagli per lui più imbarazzanti del giro di escort di cui saprete.


Nel corso di una delle telefonate che il GIP di Napoli ha allegato alla propria richiesta d’arresto, Berlusconi, parlando con il suo amico/ricattatore Lavatola, esprime a modo suo la propria delusione nei confronti dell’Italia e dà, minacciano “me ne vado da questo paese di m…” la misura esatta del proprio valore d’uomo.


Vi ho già detto in quali circostanze Mussolini pronunciò quella frase


Mussolini, che l’Avanti diresse in gioventù, fu un dittatore, distrusse il paese, e al fascismo si possono ricondurre tanti dei mali che ancora affliggono la nostra società, ma tutti, anche i più fermi antifascisti tra i quali io mi reputo, devono riconoscergli, al di la di certi atteggiamenti, una sorta di tragica grandezza. Restituì, quando fu costretto ad andarsene, un’Italia in macerie, ma non coperta di ridicolo. Fossero quelli che fossero i suoi rapporti con la famiglia Petacci, non riesco proprio ad immaginarmelo tenuto in scacco da tre lenoni.


Dopo aver assistito a questo spettacolo e a tanti altri dello stesso tenore offertici da Silvio Berlusconi in questi anni, da cittadino di quel paese di m…, mi auguro solo che metta al più presto in atto la propria minaccia: che se ne vada.


Non dirò nulla alla sua partenza. Mi limiterò, per aiutarlo ad andare, a tirare lo sciacquone.

postato da: Bezzifer