venerdì 12 marzo 2010

Utopia





Ho cercato tra la gente il tuo viso

ma non l’ho trovato..

Ho ascoltato il brusio della folla

ma non ho udito la tua voce..

Ho scrutato nel mio cuore cercando la gioia

che un tempo vi albergava..

ma ho trovato solo un’angosciosa “malinconia”..

C.F.

martedì 9 marzo 2010

Per un futuro di lavoro diritti solidarietà e democrazia.

Non è mettendo la testa sotto la sabbia che si risolvono i problemi, infatti in questi giorni stanno venendo alla luce alcuni nodi che devono trovare una soluzione.
Io penso che nessuno di noi non guardi con preoccupazione gli effetti della crisi nelle nostre aziende. Non abbiamo mai dovuto affrontare contemporaneamente tutte queste situazioni di difficoltà e quello che la crisi lascerà sul terreno, lo possiamo immaginare tutti quanti.
Se c’è un parametro immediato per valutare, nella nostra regione la questione della crisi è quello di registrare le aziende che la crisi l’hanno certificata con l’utilizzo di ammortizzatori speciali quali la cassa integrazione straordinaria o la mobilità. E allora:

ALTO FRIULI:
CIGS per: FERRIERE NORD; SIAT E PITTARC; DM ELEKTRON; CARNIALED; ASEM; WEISSENFELS; COMEFRI; NASSIMBENI; TTF;
DE SIMON (chiusura); REDA (fallimento)

UDINE:
CIGS per: ABS; RHOSS; TRADER; ORU; STARK; CGA; PILOSIO; DINAMIC TECNOLOGIES; QUALISTEEL; CTT; NUNKI STEEL (solidarietà); TPS (fallimento)

GORIZIA:
CIGS per: CARRARO; EATON

PORDENONE:
CIGS per ATEX; C.I.L.; COSTAM-HITECH; COSTRUZIONI MECCANICHE; ELECTROLUX; EUROFORM; FARID; JACUZZI; LAF; LUVATA; MEC+; MEC-SYSTEM; MEGAL; MULTIAX; OFF.NE ELME; PORTISA; PRESSBEN; SA.BI;
SERR-MAC; SFS INTEC; SIAP (CARRARO); SMARTTV; TECNOMEK; TEREX – COMEDIL; TORNERIA MECCANICA; ZML

TRIESTE:
CIGS per; LABORANTI ed AZETA INIZIATIVE;

Serve forse un commento? E’ un disastro!

Le vicende della EATON, per esempio, che sta esaurendo la cassa integrazione o della DM Elektron che ha aperto la procedura di mobilità, devono essere affrontate da tutti con interventi concreti.

In Italia la cassa integrazione ha raggiunto nel 2009 la stratosferica cifra di un miliardo di ore, mentre nella nostra regione, posto l'aumento del 988,6 per cento della Cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria è cresciuta del 162,5 per cento ed il calo delle assunzioni rispetto al 2008 è di quasi 42 mila unità, con un tasso tendenziale negativo del 19,8 per cento.

Sul piano annuale, le ore di CIG autorizzate (tra ordinaria e speciale) sono state 17,7 milioni, con una crescita complessiva del 318 per cento rispetto al 2008, quando le ore erano state 4,2 milioni. Gli ingressi nelle liste di mobilità sono passati invece dalle 5.691 unità del 2008 alle 8.344 del 2009, con un incremento del 46,6 per cento rispetto all'anno precedente.

Con un incremento del 553 per cento, l'aumento della CIG totale registrato nella provincia di Udine nel 2009 è di gran lunga più elevato del trend medio regionale. La CIG cresce, ma in tono minore, nelle altre province: Gorizia registra un aumento del 299,2 per cento, Pordenone del 207,5 per cento e Trieste del 189,2 per cento.

Ovviamente questi dati devono essere valutati anche tenendo conto di quei lavoratori, senza protezioni sociali che il lavoro lo hanno già perso e che hanno già esaurito il fragile sostegno derivato dalla disoccupazione ordinaria e delle casse in deroga.

Pur non guardando in faccia nessuno, la crisi ha colpito duro proprio li, dove le protezioni sociali sono quasi inesistenti ed in questo caso i lavoratori più giovani e le donne, sono stati quelli che hanno pagato il prezzo più alto.
In Italia, tra settembre 2008 e agosto 2009 l’Inps ha ricevuto oltre un milione di domande di disoccupazione, registrando un incremento del 53 per cento, rispetto all’anno precedente. Di queste ne sono state accolte 984 mila. Attualmente i disoccupati, sono stimati in quasi due milioni.
In Friuli Venezia Giulia il dato è che a fine 2009, i lavoratori disoccupati sono circa 12mila.

Complessivamente, i lavoratori coinvolti dall'impatto della crisi sono circa 40 mila, di cui 8 mila in cassa integrazione straordinaria, 2.500 in deroga, 5 mila in mobilità e 25 mila in cassa integrazione ordinaria. Le imprese coinvolte fino ad oggi sono circa 6 mila.

Tra questi, quelli che stanno vivendo, se possibile, un dramma maggiore, sono i lavoratori immigrati che, pur non vivendo in un ambiente palesemente ostile e degradato come quello campano di Villa Literno o calabrese di Rosarno, dove c’è stata la ribellione contro lo sfruttamento, la criminalità organizzata e gli attacchi razzisti, subiscono comunque la vergogna creata dalle leggi italiane che li considerano clandestini, e quindi delinquenti, solo perché hanno perso il posto di lavoro.
In questo contesto, diverse aziende stanno sfruttando o hanno sfruttato la crisi per fare brutalmente i fatti propri. A livello nazionale abbiamo l’esempio della FIAT che, pur beneficiando di quegli incentivi che le hanno consentito di tenere sulle quote di immatricolazione (con auto prodotte all’estero), dichiara la chiusura di stabilimenti, non conferma i lavoratori precari e minaccia ulteriori provvedimenti.

Guardando le caratteristiche di questa crisi, a livello globale, uno degli elementi che la caratterizzano è rappresentato dal coinvolgimento contemporaneo di tutte le economie che ha però inciso in modo diverso. Un fatto nuovo che, ha comunque inciso in modo differenziato nei diversi sistemi produttivi.
Questo per dire che chi ha sostenuto che la crisi non c’era, che non riguardava il nostro paese, che non riguardava l’economia reale, e che continua a dire che se c’era, ormai l’abbiamo superata, insiste a gettare il fumo dell’illusione ai cittadini ed ai lavoratori. Chi sosteneva che la crisi era solo uno stato d’animo, che si poteva superare con l’ottimismo è servito con i dati consuntivi del 2009 e le prospettive di crescita del 2010.
Se aggiungiamo la “ricetta” del presidente regionale Calligaris, per fortuna non condivisa nemmeno dai suoi associati, proposta per affrontare la crisi, ci possiamo rendere conto del livello che abbiamo raggiunto. Dichiarare che per affrontare la crisi non c’è alternativa ai licenziamenti; che si devono mandare a casa gli stranieri e gli italiani dovranno adattarsi a fare i lavori che facevano loro; che si dovrebbero introdurre i vouchers anche nell’industria; darà dei motivi in più per far aderire i lavoratori allo sciopero generale, sia quello del 12 marzo, che quello del 19 in provincia di Udine.
Per quanto riguarda la dinamica occupazionale, per i prossimi sei mesi, continuano a prevalere attese di segno negativo. Infatti, a fronte del 64 per cento di imprese per le quali il numero di occupati non registrerà variazioni nel corso dei prossimi 6 mesi, sono il 5 per cento quelle che prevedono di aumentare gli organici, contro il 31 per cento che all’opposto, ritengono di doverli ridurre.

Per questo, anche nella nostra regione, c’è chi auspica una riedizione del piano Davignon. Il piano che l’Unione europea attuò negli anni 80 per fronteggiare la crisi della siderurgia e per riequilibrare il mercato, incentivando la dismissione di stabilimenti.

E’ questa la soluzione più appropriata? Si dovrà valutare bene quale sarà l’impatto immediato sull’occupazione e quali dovrebbero essere le risorse da investire per compensare quanto si perde.
Vediamo esattamente l'opposto. Vediamo una economia che possa svilupparsi anche attraverso le energie rinnovabili e le reti informatiche, che potrebbero produrre decine di migliaia di posti di lavoro da subito. L’esempio della Germania è davanti agli occhi di tutti.

Sicuramente un piano di sviluppo adeguato non può che passare attraverso un piano di investimenti pubblici che ammodernino il nostro paese, ma per favore, nessun ponte sullo stretto!

Vogliamo investimenti di qualità che compensino i danni provocati all’ambiente e che migliorino sia la viabilità, che i servizi ai cittadini ed alle imprese.

domenica 7 marzo 2010

Strinsi le mani sotto il velo oscuro...



Strinsi
le mani sotto
il velo oscuro...
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’agra
tristezza l'ho
abbeverato
fino ad ubriacarlo.



Come dimenticare?
Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore...
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.”

Anna Achmatova

A tutte le donne


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.

(Alda Merini 1931-2009)

Per te "Donna" La tentazione di uccidere..



Si è spogliata, si è infilata sotto le coperte, lasciando fuori gli occhi, sempre arrossati,che mi fissavano.
Cercava di dirmi che, se avevo intenzione di farci l'amore, avrebbe lottato per restare sveglia.
La ragazzina non l'avevo mai toccata con un dito.
L'ho rassicurata:
<< Dormi.Non ti preoccupare.>>
E' caduta in un sonno istantaneo. Mi piace stare sveglio accanto a una donna addormentata.
In genere, anche le più infelici assumono posizioni con cui tornano indietro nel tempo: a serenità infantili,
ai primi amori.Allora le mani si stringono fra le cosce, quasi a difendere il sesso come un bene prezioso.
Esiste un sentimento anche nel dormire.
Poi hanno suonato con insistenza alla porta.
Il ragazzo, un ventenne, è entrato e si è mosso nell'ambiente acquistandone subito padronanza.
In breve, ero io l'estraneo. Indifferente, mi ha fatto da parte. Un'indifferenza da drogato.
Tutto si è prodotto con una rapidità che mi ha spiazzato.
Mi è uscito semplicemente:
<< Lasciala dormire.>>
Invece l'ho visto buttare all'aria le coperte. Lei mi è apparsa nella posizione a feto in cui ero riuscito a
compenetrarmi pochi istanti prima. E' cresciuta in me, una tensione vendicativa ma fredda, simile a quella
dell'invasore che ordinava alla ragazza di svegliarsi e di alzarsi. Cercando di metterla in piedi, l'afferrava per
le ascelle, ma era inutile. Atona, svuotata, lei ricadeva sulle ginocchia. Le ha dato uno schiaffo, che non è servito.
Ora la colpiva alla cieca, con furia crescente.
Cristina non avvertiva il dolore. Ha sollevato le palpebre, un istante. Ma ancora senza connettere.
A quel punto, da crudele, la scena si è fatta ripugnante. Ravvisando i contorni del ragazzo che le usava violenza,
lei ha avuto una reazione automatica. Istinto di difesa e insieme di obbedienza agli altrui stimoli tirannici.
Ha aperto la bocca sotto le gambe divaricate del ragazzo. Le sue labbra carnose si sono assottigliate in un cerchio
osceno che è rimasto statico e da cui è spuntata la lingua, che poi si è afflosciata sui denti.
Un lampo. Lampi a intermittenza. Nel mio cervello.
Dovevo strappare, come da un acquario, quel pesce che boccheggiava verso la superficie sotto la quale non era più
pesce, non era più nulla, per respirare la sua libertà impossibile o subire il suo cibo obbligato.
Anche il ragazzo ha fissato la bocca spalancata con un'esitazione; poi ha abbassato la lampo e, obbedendo anche lui
a un riflesso condizionato, ha estratto il cazzo e l'ha affondato.
La nausea mi ha spinto via.
L''idea di ammazzare un uomo. Perchè non la consideravo più un assurdo!

Eros / Alberto Bevilacqua

venerdì 5 marzo 2010

Io pronuncio il tuo nome



nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

Federico García Lorca

martedì 2 marzo 2010

Ciò che ho scritto di noi


Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

- Nazim Hikmet